Essere mamme viaggiatrici non è sempre facile e viaggiare con dei bambini piccoli può mettere a dura prova anche gli animi più entusiasti


Ed eccomi qui, mentre mi concedo dieci minuti di tranquillità dopo una giornata passata a rincorrere Ambra per tutta Bologna. Sono talmente stanca che faccio fatica a mettere a fuoco le parole mentre si compongono sullo schermo, ma ho decisamente bisogno di sfogarmi.

Ma chi cavolo l’ha detto che viaggiare con i bambini piccoli è bello?

No, davvero, vorrei sapere chi mi ha convinto che trascinare mia figlia duenne in giro per il mondo sarebbe stata un’avventura meravigliosa, perchè vorrei tanto dirgli che con me ha cannato in pieno.

Ho passato le ultime otto ore a litigare con un piccolo demonio che strillava come un’ossesso nel passeggino, ma poi, una volta tirato giù, pretendeva di essere preso in braccio ogni due passi. Per non parlare delle grida di aiuto rivolte ai passanti tutte le volte che pretendevo che mi desse la manina per camminare a bordo strada.

Io ci ho provato, davvero, ho voluto crederci fino in fondo. Ho cercato di andare oltre ai luoghi comuni, senza dare retta a tutte le persone che mi dicevano che ero pazza ad andare in giro con una bambina così piccola, che avrei dovuto aspettare.

Mi sono informata, ho letto tanto, ascoltato ancora di più, chiesto e ricevuto consigli per farmi coraggio. Volevo credere che non sarebbe cambiato niente, che la voglia di viaggiare sarebbe stata più forte di tutto e che sarei riuscita a trasmetterle il mio entusiasmo. E invece ho capito che stavo solo mentendo a me stessa e che ho fallito su tutta la linea.

Eppure ne vedo un sacco. Di mamme viaggiatrici, intendo.

Quelle che camminano per la strada con fare sicuro spingendo passeggini con pargoli tranquilli come angeli caduti. E che mi passano sempre accanto proprio mentre mia figlia si sdraia per terra urlando per fare l’ennesimo capriccio, facendomi sentire un’emerita incapace.

All’inizio mi chiedevo sempre quale fosse il loro segreto. Se c’era qualcosa di speciale nel loro modo di fare, che so un gesto, una parola magica, un rito propiziatorio, qualsiasi cosa.

Ma alla fine sono arrivata all’inevitabile e dolorosa conclusione che non c’è niente di magico in loro o nei loro figli. Semplicemente gli è andata di culo e hanno ricevuto in sorte un bambino tranquillo, mentre io non sono stata altrettanto fortunata. Tutto qui, una casuale e favorevole combinazione di geni.

Tutti quei blog di viaggi in famiglia che decantano la bellezza di viaggiare con dei bambini si dimenticano sempre di dire una cosa fondamentale: i bambini non sono tutti uguali!

Sono piccoli esseri umani con il proprio carattere e temperamento e alcuni sono più agitati e capricciosi di altri, questa è la verità.Purtroppo mia figlia fa parte di questa categoria e più cresce, più gestire i suoi atteggiamenti ribelli e provocatori diventa complicato.

Adesso sono arrivata al punto di chiedermi che senso ha viaggiare così, come se dovessimo appiccicarle addosso a tutti i costi l’etichetta della bimba viaggiatrice e mostrarla agli altri come un trofeo.

Che senso ha continuare a fingere di essere i genitori fighi che girano il mondo, quando in realtà passiamo la maggior parte del tempo a lottare con i suoi capricci?

Che senso ha continuare a coinvolgerla nei nostri viaggi se il rientro a casa è sempre accompagnato da un respiro di sollievo per essere ritornati alla normalità?

La triste verità è che tutto questo di senso non ne ha, e se sono arrivata a citare un cantante che odio profondamente vuol dire che sono proprio alla frutta!

Dopo quest’ultima batosta, però, penso di aver finalmente imparato la lezione: pretendo troppo sia da me stessa che da lei.

Perciò ho deciso che per il momento smetterò di viaggiare con Ambra al seguito, almeno finchè non avrà superato la fase dei “terribili due”.

Con questo non intendo che rinuncerò a gite o brevi spostamenti che includano anche lei, ma cercherò di evitare viaggi più impegnativi finchè non sarà pronta ad affrontarli.

Sento il bisogno di riprendermi il piacere del viaggiare, di assaporare i luoghi senza dovermi preoccupare di tutte quelle mille cose di cui una madre deve preoccuparsi quando si sposta con i propri figli.

Forse sarò egoista, ma voglio ritrovare quella sensazione di spensieratezza e libertà che il viaggiare mi ha sempre regalato e che sembra essere rimasta schiacciata sotto il peso della maternità.

Perchè è così che mi sento in questo momento: divisa tra i miei desideri di donna e i miei doveri di madre. Ma sento che se non imparerò ad appagarli entrambi non riuscirò mai a ritrovare la serenità. E l’unica cosa che può aiutarmi in questo momento è cercare di tenere separati questi due aspetti di me così diversi, ma così terribilmente legati tra di loro.

Anzi, credo che questo sarà il mio personale regalo a me stessa per l’anno nuovo: rimparare a godermi la bellezza del viaggio. Anche se questo significherà privarmi, a volte, della compagnia di mia figlia.

E a te, mamma che adori viaggiare con i tuoi bambini, grandi o piccoli che siano, e che hai avuto la pazienza di leggere fino in fondo questo sfogo, auguro un 2020 ricco di esperienze meravigliose e nuove mete da raggiungere. Ovunque ti guidi il tuo spirito materno.

2 commenti
  1. Paola
    Paola dice:

    Hai perfettamente ragione: i bambini non sono tutti uguali. Però con il tempo cambiano, mutano e cercano di depistarti. Esempio: mia figlia ha iniziato a viaggiare a 8 mesi senza problemi. Verso i due anni, senza nessun preavviso, ha deciso che la sabbia non era il suo elemento e non ci si poteva più avvicinare (eravamo a Bahamas vedi tu…). Poi la svolta, di nuovo in pista. Credo che la soluzione sia seguire le loro esigenze e attitudini. Comunque i bambini stanziali esistono. Eccome se esistono!

    Rispondi
    • Francesca
      Francesca dice:

      Ciao Paola,
      ti ringrazio per aver condiviso la tua esperienza, mi hai fatto sentire meno sola 🙂
      Comunque spero davvero che la sua sia solo una fase e che crescendo si stabilizzi giusto quel poco per permetterci di viaggiare in famiglia senza troppi traumi.
      Per adesso cercheremo di venire incontro alle sue esigenze di bambina cercando di coinvolgerla in esperienze alla sua portata, nell’attesa che faccia giudizio.

      Rispondi

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